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sabato 31 gennaio 2009

Risposta di Di Pietro a Cappellacci: "Meditate sardi, meditate"

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Le bugie hanno le gambe corte...e anche le promesse non mantenute.
Berlusconi, durante la campagna elettorale del candidato Gianni Chiodi per le regionali dell'Abruzzo, promise i soldi pubblici del CIPE, il comitato interministriale per la programmmazione economica, per la sistemazione della Pescara-Roma.

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Questo è accaduto a Pescara il 12 dicembre, il 18 dicembre si è riunito il CIPE, e guardate un po' QUI (http://www.cipecomitato.it/storico_sedute/144/esito.pdf), sezione Programma infrastrutture strategiche... La Pescara-Roma non è assolutamente menzionata.
Riflessioni:
A. Trovo abbastanza antidemocratico, decidere di stanziare o no dei soldi pubblici, in base alla scelta elettorale di una regione. Se un territorio necessita di finanziamenti, è dovere del Governo fornirglieli al di là del partito politico che lo governa.
B. A prescindere dal voto, se a destra o a sinistra, Silvio Berlusconi, imprenditore, Leader del Popolo delle Libertà, e niente popo di meno che capo del Governo ha ingannato i propri elettori, con una promessa che non ha mantenuto.
Chi ci dice che non l'abbia fatto in passato e che non lo farà ancora?

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venerdì 30 gennaio 2009

Intervista a Cappellacci.

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Avrei voluto chiedergli dell'altro...ma mi è sembrato abbastanza eloquente così...

sabato 24 gennaio 2009

Sedotta e abbandonata

Caro Silvio,
lo so che questa mia lettera non ti giunge inaspettata e che in fondo sto facendo il tuo gioco, ma il mio legame con te è ancora forte e quello che c’è stato fra noi non verrà mai cambiato, anche se ora mi stai facendo del male.
Sono Iva.
È passato davvero tanto tempo dall’ultima volta che ci siamo visti, tu hai fatto la tua strada, ti sei fatto da solo, e sei arrivato fin lassù, alla presidenza del Consiglio. È stato difficile dimenticarti, e pensavo di esserci riuscita, soprattutto dopo aver incontrato un uomo meraviglioso, che mi è stato accanto in questi ultimi anni: Murdoch.
Ricordo ancora con affetto quando io e te ci siamo conosciuti. Era il 1991, l’anno dopo in cui tu, con le tue sole forze hai dato vita a Tele+, facendoti aiutare, solo un po’, da Cecchi Gori e Kirch. Fu il nostro caro amico, Andreotti, assieme a Formica, a farci incontrare. Ti ricordi? Io ero ancora giovane e inesperta, ero solo al 4% ed ero stata incaricata di aiutarti nel tuo nuovo impegno televisivo. Abbiamo lavorato insieme per 4 lunghi e intensi anni, fino al 1995. Poi tu iniziasti ad allontanarti da me sempre più. Ho capito solo dopo le ragioni di questa tua scelta: avevi altre TV, e quel cornutazzo dell’Anitrust diceva che erano troppe. Però so che non mi hai mai lasciato sola, hai dato Tele+ in mano a persone fidate con le quali ho sempre collaborato felicemente. E in quegli anni il mio amore per te cresceva sempre più.
Poi, nel 1995 i primi problemi, al governo ricordo, c’era Dini. Un tipo strano, un po’ stava dalla tua parte, un po’ stava dall’altra, non sono mai riuscita a capirlo bene. Quell’anno aveva nevicato davvero tanto, e ricordo come se fosse ieri che proprio durante uno di quei giorni di neve, mi informarono che non ero più l’ Iva Agevolata al 4% che conoscevi tu: ero diventata Iva Agevolata al 10 per cento. Nella tragedia, mi è andata anche bene, Dini infatti voleva addirittura farmi diventare un’Iva al 19%. Meno male che il caro compagno Bertinotti, mi ha aiutata, votando un emendamento che mi permetteva di restare al 10%, il tutto per cercare di salvare la nostra storia d’amore. È stato comunque un duro colpo per la nostra relazione, io lo capisco. Certe cose sono difficili da accettare, siamo riusciti ad andare avanti solo per poco. Poi è finita sul serio. Le minestre riscaldate non sono buone, mi avevi detto. Dicevi che la nostra vita stava andando a rotoli, che avevi altro a cui pensare, che non era colpa mia ma tua, che sentivi delle esigenze diverse da quella di occuparti solo di comunicazione televisiva, e i debiti di Tele+ crescevano di anno in anno, ma ti giuro, non è colpa mia, io ho sempre fatto quello che potevo per aiutarti. Ma tu te ne sei andato.
Era il 2003, al posto di Tele+ è arrivata Sky, al tuo posto è arrivato Mardoch. Non so come spiegartelo ma fra noi è stato subito amore. Io e Murdok abbiamo vissuto intensamente ogni istante di questi 5 anni.
Poi sei tornato tu.
«C'è un'Iva al 20% per tutti e Sky aveva il 10%...io Sky la capisco, ha avuto un privilegio»: hai detto, «La norma che rialza l'Iva per i servizi Sky serve per evitare l'apertura di una procedura di infrazione Ue» ha incalzato il tuo amico Tremonti.
Mai parole mi ferirono di più. Ma come? Finché stavamo insieme io e te, era tutto normale e ora? Quando quel manigoldo di Dini ha tentato di separarci, ti sei opposto con tutte le tue forze, hai lottato, assieme ai tuoi, perché restassimo insieme, e hai gridato al complotto contro le televisioni private e adesso vuoi separarmi dal mio Murdoch, aumentandomi al 20 per cento? Perché sei così crudele con me Silvio? Non voglio pensare che tu mi abbia sfruttata, perché non potresti mai fare una cosa del genere, ma davvero non mi spiego perché non mi lasci in pace insieme con Murdoch, ora che finalmente sono felice.
E non tirarmi fuori la storia dell’Unione Europea e delle sanzioni per l’Italia. Ti conosco troppo bene, non te n’è mai fregato niente dell’Unione Europea.
Quando la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato illegittime le nostre leggi sulla tv, perché consentono a Rete4 di trasmettere sulle frequenze analogiche dello Stato che spettano invece a Europa7, tu non hai fatto una grinza.
Imperterrito, con l’ostinazione che solo un uomo forte e tenace come te può avere, non hai mollato e piuttosto che gettare la spugna hai sacrificato a malincuore l’Italia, che ora deve pagare una multa di almeno 130 milioni di euro, più di 300 mila euro al giorno. E sappiamo bene quanto ne abbiamo bisogno, soprattutto oggi che siamo in piena crisi economica.
Ora ti chiedo, in nome del nostro vecchio amore, di uscire dalla mia vita e di lasciarmi vivere felice con Murdok. Non scagliarti contro i compagni comunisti, un tempo sono stati dalla tua parte, è vero oggi sono forse un po’ più dalla mia, ma ti assicuro che è solo perché con loro siamo rimasti amici.
E ancora, ti prego, non te la prendere con Murdok, per lui, l’Iva al 20% o al 10% non cambia nulla, sono gli abbonati che vedranno aumentare il loro abbonamento.
Fallo per me, io voglio restare quella che sono, l’Iva Agevolata al 10%, che tu hai sempre conosciuto e, un tempo, amato. Non rovinare di nuovo la mia vita ora che sono felice.

Con affetto
Iva

Prima regola: i fatti separati dalle opinioni.

Una leggera riflessione sulla puntata di Annozero di Michele Santoro, di due settimane fa, dal titolo “La guerra dei bambini”. Abbiamo visto una Lucia Annunziata lasciare furibonda lo studio per protesta perché «c’è soltanto la versione palestinese».

Abbiamo sentito un Fini che esprimendo la sua solidarietà con l’Annunziata dichiarava: «La trasmissione di Santoro ha superato il livello di decenza».

Ora al di là dell’appoggiare la causa palestinese piuttosto che quella ebrea o viceversa, io mi soffermerei di più su una cosa fondamentale: IL FATTO.

Il fatto che Santoro ha voluto approfondire è quello dei bambini palestinesi vittime degli attacchi israeliani.

Ha, a questo scopo, intervistato testimoni, confezionato servizi provenienti da Gaza, con immagini che poco lasciavano all’interpretazioni e che certo fornivano una rappresentazione di Israele non proprio edificante.

Però Santoro ha solo rappresentato un fatto non ha detto che quella fosse la verità assoluta, non ha demonizzato Israele, ha solo scelto di approfondire un aspetto di quella infinita guerra.

E perché la descrizione di un fatto deve scatenare reazioni di questo tipo?

Antonello Tomanelli, avvocato del foro di Bologna curatore del sito di informazione giuridica Difesa dell’informazione ci fornisce una risposta che io trovo estremamente interessante.

Tomanelli parla del concetto di par condicio di quanto essa si sia ormai insinuata nella nostra informazione. Caratteristica della comunicazione politica è l’esprimersi attraverso meri “punti di vista”.

Un fenomeno, quello della comunicazione politica, evidentemente opposto al concetto di informazione, che è generata dal giornalista ed ha ad oggetto non punti di vista bensì “fatti”. E il dovere deontologico di verità cui è vincolato il giornalista lo caratterizza rispetto al politico, che invece è libero di mentire. È evidente che ormai il concetto di par condicio si applica ampiamente anche all’informazione. In sostanza al giornalista conduttore viene impedita l’autonoma rappresentazione del “fatto”. Ciò che arriva al telespettatore, invece, sono le diverse interpretazioni che del fatto forniscono le parti, che non solo possono, ma in molti casi hanno tutto l’interesse a mentire. Si dice sempre che bisogna garantire il “contraddittorio”. Nell’affrontare una questione delicatissima, Santoro si è permesso di relazionare direttamente il telespettatore al “fatto”, rifiutandosi di darne una rappresentazione mediata dalle opposte visioni che di esso, in omaggio alla par condicio.

Ma le accuse a Santoro lasciano interdetti soprattutto se si considera la puntata di “Porta a Porta” del 12 gennaio, andata in onda solo tre giorni prima e dedicata ai 90 anni di Giulio Andreotti.

Quando si è trattata la questione relativa al processo subìto da Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa (il “fatto”), logica giornalistica avrebbe voluto che quell’approfondimento venisse condotto con l’ausilio di soggetti non solo in rapporto diretto con quel fatto, ma anche (e soprattutto) attendibili.

Ebbene, in studio, a parlare di quel processo (oltre a Pisanu, Cossiga e Macaluso, per ovvi motivi lontani dal “fatto”) vi erano lo stesso Andreotti e l’on. Giulia Bongiorno, l’avvocato che lo difese. Soggetti che hanno avuto sì un rapporto diretto con il “fatto”, ma che hanno tutto l’interesse a mentire.

Infatti, è accaduto quello che ogni persona di buon senso si sarebbe

aspettato: una clamorosa distorsione dei fatti, unicamente tesa a fugare ogni dubbio sull’onestà del senatore a vita.

Domanda: chi è che supera i limiti di decenza?

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L'archeologo presidente

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Ovviamente, queste teorie sono accreditatissime. Sappiamo tutti che all'interno dei nuraghe ci conservavano i formaggi.
Lo stesso Lilliu, ha espresso il suo accordo col presidente.
Una letta veloce veloce a qualche depliant della Valtur sembrava brutto vero???

bed

venerdì 23 gennaio 2009

A chi appartiene l'informazione in Italia?

Beh, per iniziare giusto per vederci meglio, un bel post per capire come siamo messi a informazione in Italia.



Che l’informazione italiana sia profondamente assoggettata ai poteri politici ed economici è un dato di fatto. I gruppi editoriali dei maggiori quotidiani nazionali sono controllati da politici e da aziende.
La “Repubblica” e l’“Espresso” (oltre che Radio deejay e Radio Capital) fanno parte del gruppo editoriale “L’Espresso SpA” che risponde direttamente alle Compagnie Industriali Riunite della famiglia De Benedetti. [1]
Il “Corriere della Sera” appartiene al gruppo RCS, assieme alla “Gazzetta dello Sport”, a “Radio 105, a “Radio Montecarlo” e alle case editrici “Rizzoli”, “Bompiani”, “Fabbri Editori”, “Sonzogno”, “Sansoni”. La società editoriale ha fra i suoi maggiori azionisti Mediobanca, Fiat, il gruppo Pirelli (rappresentato dall’imprenditore Marco Tronchetti Provera), e Banca Intesa San Paolo. [2]
Il quotiano torinese “La Stampa” appartiene all’azienda automobilistica FIAT.
La Confindustria[3] (l’attuale presidente è Emma Marcegaglia) controlla il “Sole 24 Ore”. “Milano Finanza” è del gruppo “Mediolanum”, di proprietà per il 50% della “Fininvest” di Maria Elvira Berlusconi. [4]
Panorama” e “Radio 101 sono editi dalla “Mondadori” che fa parte anch’essa del gruppo “Finivest”. [5]
Il Giornale”, fondato da Indro Montanelli nel 1974 è di proprietà, per l’89%, di Paolo Berlusconi. [6]
La maggiore azionista de “Il Foglio”, quotidiano fondato nel 1996 da Giuliano Ferrara, è Veronica Lario Berlusconi, con il 36% delle azioni. [7]
Il Messaggero” e “Il Mattino” appartengono al gruppo Caltagirone Editore di Gaetano Caltagirone [8] (la figlia, Azzurra, è compagna del leader dell’UDC Pier Ferdinando Casini).
Attraverso una lunga e articolata normativa, col tempo sempre più clientelare e gravosa, avviata in epoca moderna con la legge n° 461 del 5 agosto 1981, chiamata “Disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l’editoria”, e proseguita poi con la legge n° 62 “Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali” del 7 marzo 2001, lo Stato italiano elargisce, annualmente, intorno ai 700 milioni di euro per finanziare i vari gruppi editoriali. [9]
Alcuni esempi: il “Corriere della Sera”, e quindi il gruppo RCS, ottiene dallo Stato circa 23 milioni di euro l’anno. Il quotidiano della Confindustria, “Il Sole 24 Ore”, riceve più di 19 milioni di euro, quello della Fiat ne percepisce 7 milioni e la Mondadori, l’azienda di Silvio Berlusconi, 10 milioni, oltre a uno sconto statale per le spedizioni postali di quasi 19 milioni.[10]

[1]Cfr. Wikipedia, voce “Espresso”.

[2]Cfr. Wikipedia, voce “RCS”.

[3] Confederazione Generale dell’Industria Italiana è un’organizzazione rappresentativa delle imprese italiane (cfr. Wikipedia, voce “Confindudtria”).

[4]Cfr. Wikipedia, voce “Mediolanum”.

[5]Cfr. Wikipedia, voce “Panorama”.

[6]Cfr. Wikipedia, voce “Il Giornale”.

[7] Cfr. wikipedia, voce “Il foglio”.

[8]Cfr. wikipedia, voce “Caltagirone Editore”.

[9]Cfr. La casta dei giornali, Lopez 2007, p. 8.

[10]Cfr. Lopez, p. 3.


Mi presento

Alla fine ho deciso di creare il mio blog. Sarà, nelle mie modeste capacità, un blog di informazione. Cercherò di tenerlo costantemente aggiornato, con tutte le notizie e gli approfondimenti che nei TG e nei giornali non si trovano. Una voce in più nella miriade di siti di informazione. Spero che il mio apporto sia utile.

bed