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sabato 20 giugno 2009

Luca Telese presenta "qualcuno era comunista", sabato 27 giugno ore 18 sede INPDAP Oristano



Lo so, giorni e giorni di silenzio, ma ho un bel po' da fare. Prometto che recupererò presto. Per ora, vi vorrei inviatere tutti alla presentazione di "Qualcuno era comunista", l'ultimo libro di Luca Telese, giornalista e conduttore di Tetris, La trasmissione in onda su La7.

L'appuntamento è per sabato 27 giugno, alle 18:00 presso la sede INPDAP in Piazza Roma ad Oristano (davanti ai parcheggi dei Taxi).

«Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia. Qualcuno era comunista perché il padre, lo zio, il nonno...la mamma no! Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre». Iniziava così il monologo che il compianto Giorgio Gaber scrisse insieme con Sandro Luporini quasi 20 anni fa. Ed è da qui che il giornalista, scrittore e conduttore televisivo Luca Telese parte per il suo nuovo libro, dal titolo, appunto "Qualcuno era comunista".

Telese nel suo incalzante volume, ci racconta come i comunisti italiani siano diventati ex e post. Ci racconta, con ricchezza di dettagli, come il PCI abbia vissuto quell’era di cambiamenti iniziati con la caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, e continuata, pochi giorni più tardi, col discorso che il segretario, Achille Occhetto, pronuncia durante quella che venne definita da tutti “La svolta della Bolognina”. Discorso quello, destinato a cambiare per sempre la politica italiana, l’atto iniziale della fine del più importante partito comunista d’Occidente. Nei quindici mesi successivi, fino al congresso conclusivo di Rimini del 1991, la dissoluzione del grande partito di massa si trasformerà in una vicenda intricata e piena di colpi di scena, che assumerà via via, toni epici, tragici, a tratti farseschi.

Qualcuno era comunista, racconta proprio questa storia, e i suoi primattori: Occhetto, il leader neoromantico, arruffato ed emotivo, il suo alterego, il gelido D’Alema, oppure Pietro Ingrao, il visionario che voleva la luna o il granitico Napoletano. Ma racconta anche come la “svolta” sia alla fine una vicenda di popolo,del meccanico di Berlinguer, o del compagno che rubò il ritratto di Stalin, o dell’interprete che traduceva i discorsi berlingueriani ber il Cremlino.

Un terremoto, come dice lo stesso autore, che ha lasciato in eredità una sinistra senza identità, incapace di vincere, una classe dirigente bloccata dagli stessi ex quarantenni che pretendevano il ricambio generazionale, un partito che ha mutato nome quattro volte senza mai cambiare facce. Forse perché, ancora oggi, su tutti i reduci di quella vicenda pesa, come una maledizione, il marchio della Bolognina, che li ha resi “post” o “ex” comunisti, senza mai riuscire a trasformarli in qualcosa di nuovo.



Luca Telese, classe 1970, è diventato giovane comunista nel 1984. Ci racconta “ sono nato a Cagliari, nel mitico anno dello scudetto, ma sono cresciuto a Roma, cuore giallo-rossoblu. Mia madre è sarda anche se è nata a Brescia, mio padre è di Torre Annunziata, anche se è fuggito a Roma e cancellato le sue tracce di accento, io sono romano anche se nato nell’Isola.

Ho iniziato a fare il giornalista a “Il Messaggero”, nel 1989, ho fatto tutto quello che si può fare di precario nel mondo della comunicazione: dalla stampa di t-shirt, all’ufficio stampa (grande palestra), dalle agenzie (la Dire) alle collaborazioni a singhiozzo con le redazioni più scalcagnate – anni indimenticabili – fino a quelle più blasonate (da “Cominform” a “Il Foglio”, a “Panorama”, passando per “Capital” e “GQ”). Tendenzialmente scrivo di politica, spettacoli e varia umanità. Il primo che mi ha assunto come giornalista è stato Pietrangelo Buttafuoco quando era direttore de “Italia Settimanale” (per la cronaca, il periodico chiuse dopo soli quattro mesi). Dal 1996 al 1998 lavoro da free lance per “Sette”, l’inserto del giovedì del Corriere della sera, con Andrea Monti prima e Maria Luisa Agnese poi. Nel 1998 mi assumono, naturalmente a termine, a “Il Corriere della Sera” (al politico, nella redazione di Milano). Dal 1999 sono a “Il Giornale”, chiamato da Maurizio Belpietro: oggi ho persino una qualifica: “redattore parlamentare”. Dal 2004 collaboro con “Vanity Fair” e, dallo scorso ottobre, con “Panorama”.

I primi passi nel fatato mondo della televisione, li ho mossi in una casereccia tv privata, “Teleambiente”, in cui potevo sbagliare tutto e imparare moltissimo: la tv era a Monteporzio Catone, a trenta chilometri da Roma, e ci andavo direttamente dalla Camera, in Vespa per montare i pezzi (ancora oggi mi chiedo come abbia potuto farlo, anche sotto i nubifragi per due anni). Poi ho fatto l’autore di “Chiambretti c’è” ( Rai Due, solo la prima edizione), “L’Alieno” (Italia uno), “Batti & ribatti” (Rai Uno), “Cronache Marziane” (Italia uno, solo la prima edizione) e nel 2006 ho condotto “Omnibus estate” (La7). Sono stato poi autore e conduttore di “Parenti Serpenti” e “Planet 430″ (su Planet, 2004 e 2005), e “Tetris” (su Raisat extra, 2006 e su La7, 2007). La banda di Tetris è cresciuta tutta insieme, all’insegna del “Surreality”: a furia di dire che volevamo fare proprio quello, ci siamo persino inventati un genere. Dopo un rocambolesco e memorabile risultato di ascolto (3.80 % di share medio su dieci puntate) la Sette si è miracolosamente decisa a farci fare una terza serie. Io sull’Auditel ho una mia teoria: non esiste. O meglio: non c’è più nulla di scientifico, sopratutto nei campioni piccoli. C’è però un omino addetto ad ogni programma, che disegna gli ascolti come si può dipingere un quadro, modulando la curva sui suoi gusti. Mi sono convinto che l’omino auditel di Tetris è un signore di una certa età, di buone letture, colto e simpatico, che ha deciso di regalarci qualcosa: spero vivamente che non lo mandino in pensione.

Ho scritto tre libri: “La lunga Marcia di Sergio Cofferati” (Sperling & Kupfer 2003), “Lula! Storia dell’uomo che vuole cambiare il Brasile e il mondo” (con Oliviero Dottorini – Castelvecchi 2003) e “Cuori neri” (Sperling & Kupfer 2006). Sempre per la Sperling curo una collana a cui tengo molto, “Le radici del presente”, che si occupa di raccontare il passato prossimo dell’Italia, quello che per i giornali è vecchio, per i libri di storia è prematuro e per noi è interessante. In uno dei volumi, “Vite ribelli” (2007), ho pubblicato un racconto lungo sul terremoto di San Giuliano che considero una delle esperienze giornalisticamente più formative della mia vita. In una raccolta della Cairo Editore, “Ti amo ti ammazzo”, ho raccontato, a modo mio, la storia de “La Marchesa a luci rosse” (Anna Casati Stampa, ovviamente) uno di quei delitti che superano di gran lunga l’immaginazione. In un’altra antologia “Invito alla festa con delitto” (2004) è pubblicato “L’Uomo che voleva uccidere Palmiro T.”, il racconto più narrativo in cui mi sia mai cimentato.


giovedì 11 giugno 2009

La Camera approva in via definitiva il DDL sulle intercettazioni. Il regime si sta assestando.

(in aggiornameto)

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Video pubblicato da regana81

318 favorevoli, 224 contrari, 1 astenuto ed ecco che il disegno di legge sulle intercettazioni viene approvato dalla Camera in via definitiva oggi alle 15. Sul progetto di legge ora è stata posta la fiducia da Governo. Questo significa che il Parlamento o approva la legge così com'è o il Governo si dimette. Quindi ad esempio, la maggioranza, se nutrisse qualche dubbio sul DDL e volesse emendare solo alcune sue parti, si troverebbe costretta a votare in ogni caso a suo favore. Pena la caduta del Governo, quindi anche la propria, e le elezioni anticipate con probabile vittoria di qualche partito all'opposizione.
All'interno delle 11 pagine, si parla di intercettazioni, stampa e diffusione dell'informazione sui processi in corso.

Innanzittutto, per poter compiere delle intercettazioni sono necessari "evidenti indizi di reato", dunque se una persona è sospettata di essere collusa con la mafia, ma se non ci sono indizi che lo dimostrino, non si può intercettare. Ma se già ci sono indizi, le intercettazioni perdono di valore, in quanto è già appurato che Tizio è colluso con la mafia, quindi al limite servono per confermarlo. Inoltre, se ad esempio, Caio è sospettato di spaccio di stupefacenti, ma non ci sono prove e quindi non si può intercettare, non si potrà mai scoprire se Caio è uno spacciatore per conto della mafia, o se ha 4 piantine di marijuana in giardino e la vende ai suoi amici.
Oppure, ad esempio si potrebbe scoprire l'esistenza di un appalto poco chiaro sulla gestione dei rifiuti in una qualche regione. Questo è un reato minore, ma intercettando le telefonate dei sospetti, magari, ad esempio sempre, si potrebbe scoprire che dietro una delle ditte coinvolte c'è la mafia. Se tutto rimane tale e quale, questo non accadrà mai.

O, se ad esempio, il presidente del consiglio utilizza un telefono intestato ad una sua guardia del corpo, che magari appartiene pure ai servizi segreti, per telefonare a ragazzine minorenni da invitare alle sue feste, o per chiedere a un direttore della tv pubblica pagata da noi, ad esempio sempre eh, di trovare un posto ad una velina che altrimenti andrà in giro a raccontare cose che non deve dire, un PM dovrà chiedere l'autorizzazione al presidente del consiglio entro 5 giorni per poter avere le intercettazioni, e la presidenza del Consiglio potrebbe decidere di apporre sulle utenze telefoniche il segreto di stato. Quindi il PM per indagare su qualcosa che riguarda, ribadisco il titolo d'esempio, il presidente del consiglio e servizi segreti, deve chiedere il permesso al presidente del consiglio, il quale è altamente probabile che non glielo conceda.
Ovviamente non sarà neppure possibile venire a conoscenza di conversazioni come questa.

Per quanto riguarda il passaggio successivo, ossia la divulgazione a mezzo stampa delle intercettazioni e dello stato delle indagini, così senza mezzi termini, carcere da uno a tre anni, per i giornalisti che pubblicano intercettazioni per le quali "sia stata ordinata la distruzione". Stessa sanzione è stabilita per la pubblicazione di intercettazioni riguardanti terzi estranei alle indagini e "irrilevanti".

Inoltre, all'interno di questo DDL c'è una parte che riguarda anche noi blogger. Il diritto di rettifica, si chiama. In pratica, se nei nostri blog, in cui ognuno ci pubblica quello che gli pare e piace dato che il suo, compare un post, e qualcuno vuole rettificare qualcosa, il proprietario del blog è obbligato, entro 48 ore, a pubblicare la rettifica in questione, pena una multa salatissima e la chiusura dell'account.

Qui il testo integrale del disegno di legge approvato che vi pregherei di leggere per intero. Se non altro per capire che questo ignobile gesto, non tutela la privacy dei normali cittadini, ma solo quella di chi, ha qualcosa da nascondere e ha il potere di continuare a nasconderlo, restando impunito e continuando a governare il Paese.

Di fronte a certe cose la mia ironia viene a mancare sul serio, è un triste giorno oggi per la giustizia, per l'informazione ma soprattutto per tutti noi.

Se il governo otterrà la fiducia, non potremo più essere informati sui processi fino al termine dell'udienza preliminare, sapremo che qualcuno ha compiuto un reato, ma non sapemo chi e cos'è successo. Gli inquirenti rischiano di lavorare a vuoto, perché nel caso in cui venga concessa l'autorizzazione a intercettare, questi lo potranno fare solo per 60 giorni, 30 + 15+ altri 15. Scaduto il termine chi c'è c'è...tutto finito...

Per quello che può valere, io ho firmato la petizione di repubblica contro questo abominio. Fatelo anche voi

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domenica 7 giugno 2009

Berlusconi ospite a Radio Anch'io

La sua ospitata è durata quasi un ora, con la possibilità di intervento anche degli ascoltatori che stranamente erano tutti elettori del PDL e simpatizzanti. Solo una persona, ha preteso da Berlusconi pubbliche scuse per il modo in cui considera le donne. Scuse che ovviamente non sono arrivate.
In questo video si parla delle foto di EL PAIS, dei voli di Stato e delle promesse elettorali.

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Video caricato da regana81


Un po' lunga, io ho preso solo le parti che mi hanno colpito di più, ma merita di essere escoltata. Potete trovare l'intera trasmissione qui.

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venerdì 5 giugno 2009

"Sono momenti di intimità rubati: tutto lecito".

Certo. E' lecito portare biondine, menestrelli, primi ministri stranieri, nani e balleriene a Villa certosa coi nostri soldi. Dove viaggia Apicella, possono viaggiare altre persone che differernza fa?
Come prevedevamo tutti, gli scatti fastidiosi di Zappadu cominciano a circolare, scatenando un vero e proprio putiferio. Qui il link al El Paìs, e qui di seguito tutte le fotine ine ine divulgate...

(Ho ovviamente dovuto eliminare le foto per scampare all'ira funesta del pelide Ghedini, ma tanto le trovate disponibili linkando...)

Galleria ...

La risposta di Berlusconi ovviamente non si è fatta attendere, e con un esposto ha querelato, attraverso l'avvodeputato Ghedini ovviamente, il quotidiano spagnolo. Già mercoledì ha fatto la dichiarazione shock che dietro tutta la campagna mediatica straniera contro di lui ci fosse niente popodimeno che Murdoch. Ricordate l'aumento dell'iva agevolata per le TV private? Ecco tutto dovrebbe essere nato da lì. Ora, El Paìs, evidentementi sotto minaccia del magnate inglese delle telecomunicazioni si è trovato costretto a rincarare la dose, e alla vigilia delle elezioni europee è una bella botta.
Giorni duri per il Premier...mooolto duri...


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Cominciano a girare gli scatti proibiti: El Pais pubblica le foto

El Pais, il quotidiano spagnolo, pubblica in esclusiva 2 degli scatti del fotografo Antonello Zappadu, che sono stati proibiti in Italia da Silvio Berlusconi.
Le foto, sono state scatte nel maggio 2008, quindi 2 mesi prima dell'entrata n vigore della direttiva dello stesso governo Berlusconi in materia di utilizzo dell'aereo di stato.

Galleria...

Zappadu sostiene che "ogni weekened" i voli di stato sotto la guida della Aeronautica Italiana sono arrivati in Sardegna con artisti, veline ed altri amici di Berlusconi. Atterravano il venerdì sera o il sabato e ripartivano il lunedì.
Dall'articolo di El Paìs, si legge anche che il 4 giugno 2008, cinque mezzi di trasporto aereo privati, di proprietà del Presidente del Consiglio, sono stati nominati come voli di stato. Gli elicotteri ed aerei appartenevano alle società Alba e Fininvest.

Un grazie infinito a ladygroove71b per aver segnalato le foto sul suo blog.

bed

giovedì 4 giugno 2009

Berlusconi iscritto nel registro degli indagati: mi è morto il gatto.

Io lo chiamavo Peculato, ma in realtà per i Giudici della procura di Roma si tratta di abuso d'uffico che per il codice penale rientra comunque fra i delitti di un pubbico ufficiale contro la pubblica amministrazione. Sono gli stessi giudici che qualche giorno fa hanno accettato il sequestro degli scatti del fotografo sardo Antonello Zappadu (e non Zuppetta come dice FidoFede).
Fattostà che Silvio Berlusconi è iscritto per l'ennesima volta (ricorderei ad esempio le tangenti alla Guardia di Finanza o anche l'inchiesta Mediaset sulla compavenita dei diritti cinematografici) nel registro degli indagati, stavolta a seguito di una denuncia da parte del Codacons, l'associazione dei consumatori.
Quello che mi fa riflettere, alla vigilia delle elezioni europee, è l'effetto che questo marasma di notizie avrà sul voto degli elettori.
Berlusconi, come è solito fare tra l'altro, si è subito rifugiato nel salottino di Vespa per dare le sue versioni dei fatti e spiegare, a chi avesse ancora qualche dubbio, che lui è il martire, vittima di una sinistra fetente, meschina e poco onesta (lei...), e pure un po' invadente direi a questo punto.

Qui sotto la playlist frutto del lavoro certosino dell'amica Ladygroove71b con i passaggi salienti de Nano.


Sorvolerei sui clamorosi autogol a proposito dell' affair Noemi, orma si dà la zappa sui piedi da solo, senza che questo scateni alcuna reazione.
Forse ha ragione Marcello Sorgi su La Stampa di oggi, quando dice che questa accusa non sarà altro che l'ennesimo "aiutino" all'immagine perseguitata del Premier.
Oggi sono un po' sconfortata: mi è morto il gatto (sul serio, povero Scodella!), e pensare che perfino denunciando gli abusi del "principale esponente del partito avverso al PD", gli si può dare una mano, mi fa rabbrividire.

Grazie a Trarco di Generazione V e a Ladygroove71b per i supporti video al post ;)

bed

martedì 2 giugno 2009

Apicella vola sull'ereo di stato. Peculato? Naaaah tutto normale




Piove sempre sul bagnato...e una volta si diceva pure "Piove. Governo ladro".
Mai parole furono più attuali coi tempi che corrono.
Tecnicamente si chiama peculato. La Treccani lo definisce così: "delitto del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio che si appropria di denaro o altra cosa mobile di cui abbia il possesso o la disponibilità in ragione del suo ufficio o servizio". Per l'artico 314 del Codice Penale, si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.
Certo restituire così a mano un Piaggio P180 rischia di diventare un po' impegnativo, lo capisco.
Per chi ancora ignora la natura dell'immagine di apertura, si tratta del giullare Mariano Apicella, il menestrello che allieta le serate berlusconiane e che scende allegramente dall'aereo marchiato Repubblica Italiana.
Ora per carità, è usanza che i politici usino i mezzi pagati da noi per i loro spostamenti, Mastella e Rutelli docent, quindi voglio dire, che sarà mai se lo fa pure Berlusconi. Così fan tutti no?
Qualche dato, tanto per girare il dito nella piaga:
Nel 2005 i voli di Stato ci sono costati 51 milioni di euro (alcuni sparano pure più alto: 65 milioni per un totale di 37 ore di viaggio al giorno), nel 2007, siamo scesi a soli 28 milioni. Menomale, mi stavo già agitando troppo.
Quindi, infondo siamo andati al risparmio tutto sommato dai.
Intanto la
Procura di Roma ha aperto un fascicolo contro ignoti. Il che è molto divertente. Ovviamente, da Palazzo Chigi si alzano grandi voci: ''Il premier Berlusconi ha agito in piena legittimità''. Ovvio, dimostrate il contrario. Tra le prime iniziative delle indagini, l'acquisizione della normativa che indica le modalità per l'uso di questi voli e stabilisce chi ne può usufruire.

Per essere un po' interattivi, vi posto alcuni estratti della direttiva per l'utilizzo dei trasporti sugli aerei di Stato che il Consiglio dei Ministri ha varato il 25 luglio 2008, così possiamo tutti insieme indagare anche noi con la Procura.
Art. 1
Comma I.
Il trasporto aereo di Stato corrisponde alla finalita' di conferire certezza nei tempi e celerita' nei trasferimenti delle Autorità per consentire alle stesse di attendere piu' efficacemente e compiutamente allo svolgimento dei propri compiti istituzionali, ovvero ad assicurare loro un adeguato livello di tutela o il trattamento protocollare connesso al rango rivestito.

E non mi risulta che Apicella abbia dei compiti istituzionali ai quali adempiere.


Comma III
.
Il trasporto aereo di Stato e' disposto, per le finalita' di cui al comma 1, in favore delle seguenti Autorita':
a) Presidente della Repubblica;
b) Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei
Deputati;
c) Presidente del Consiglio dei Ministri;
d) Presidente della Corte costituzionale;
e) ex Presidenti della Repubblica.

E non mi risulta che Apicella ricopra una delle cariche elencate.


Art. 4
Comma I
Altre forme di intervento possono riguardare cittadini italiani, dimoranti nel territorio della Repubblica o all'estero, quando sussistano condizioni di grave disagio connesse a situazioni di
malattia o calamita' oppure altri soggetti qualora contingenti ragioni connesse al ruolo svolto dall'Italia nell'ambito delle Organizzazioni Internazionali e alla cura degli interessi nazionali
ne rendano necessaria la concessione per l'assenza di altre modalita' di trasporto, pubblico o privato, idonee a soddisfare l'esigenza.

E Apicella cittadino italiano ci sarebbe pure, quello che non mi risulta sono le condizioni di gravi disagio, di calamità o il suo ruolo nell'ambito delle Organizzazioni Internazionali. Oddio ma non è che Apicella abbia una malattia incurabile e per fargli passare felici i suoi ultimi giorni lo mandano in giro a darsi da fare per le organizzazioni internazionali? No perché si spiegherebbero un sacco di cose.

Art. 6
Comma I
Il trasporto aereo di Stato e', in ogni caso, concesso secondo criteri di economicita' e di impiego razionale delle risorse, previa rigorosa valutazione dell'impossibilita', dell'inopportunita' o della
non convenienza di ricorrere ad altri mezzi di trasporto [...]

E certo, coi prezzi dell'Alitalia lo credo che conviene di più prendere l'aereo di Stato.

Insomma niente pare rendere lecita la presenza di Mariano Apicella su quell'aereo. Però in Italia va così più non puoi fare una cosa più la si fa. Alcuni lo chiamerebbero il gusto del proibito. Io lo chiamerei semplicemete il cattivo gusto. Punti di vista.

lunedì 1 giugno 2009

"Cento veline", l'infinita soap di Berlusconi e Lario

Presto sui vostri schermi (del PC, perché la tv è troppo impegnata con l'aereo scomparso nell'Oceano) la soap più avvincente che abbiate mai visto. Meglio di Vivere, più intricata di Beautiful, più cult di Milagros. Signori e signore...

Cento Veline

Per chi avesse perso qualcosa, vi offro il riassunto delle puntate precedenti:

Il protagonista di questa storia è il buon Silvio, un imprenditore e un editore un po' attentampato, ma ben voluto da tutti. La tipica brava persona che si incontra alla Standa a fare la spesa con tutta la famiglia.
Una grande multinazionale editoriale, capeggiata da un uomo senza scrupoli dal nome De Benedetti, sta conducendo una campagna indegna e carica di colpi bassi, nei confronti di Silvio che da solo non riesce più a tener testa alle continue incursioni nel suo lavoro e nella sua vita privata.
L'intento del perfido De Benedetti è quello di screditare Silvio e di liberarsi di lui, in quanto ostacolo alla sua ascesa al potere editoriale.
Riesce, con l'inganno, a convincere la moglie di Silvio, Veronica, a chiedere il divorzio convincendola di essere stata tradita con delle minorenni, fra le quali la piccola Noemi.
Silvio tenta di reagire, chiedendo al suo amico Bruno che si occupa di una piccola tv locale, di poter raccontare i fatti, nella speranza che Veronica capisca e ritorni sui suoi passi.
Ma De Benedetti non molla e aiutato da un suo socio continua la sua lotta impari contro Silvio.
Corrompe un giovane, un semplicione di nome Gino, per fargli dire che è vero che Silvio si vedeva con Noemi, le faceva regali, la chiamava al cellulare, la invitava con delle altre minorenni alle feste organizzate nella sua villa.
Poi, non contento, paga anche la zia di Noemi, perché confermi il tutto.
Ma
Stefano, un giovane e promettente reporter da sempre impegnato contro i sopprusi e gli abusi di potere, scopre tutti questi tentativi e decide di opporvisi.
Chiede quindi aiuto alla giovane Laura, una biondissima ragazza, pura e con sani principi, che tenta, con l'intelligenza, di sfondare nel perfido mondo dello showbiz. Sa che attorno a lei ci sono solo persone cattive e disoneste che cercheranno di corromperla e di farle rinunciare ai suoi valori di donna, ma lei, forte e determinata si oppone agli abusi.
L'intento è quello di screditare il gruppo De Benedetti e di svelare al mondo di che pasta è fatto il perfido editore.
Decidono di contattare due reporter de
"L'Espresso", uno dei giornali del gruppo, per far loro credere che anche lei avesse preso parte ad uno dei festini di Silvio.
I due reporter abboccano subito e tentano di corrompere la piccola Laura, offrendo 50 mila euro in cambio di un'intervista. E questo non si fa assolutamente per l'etica giornalistica.
Finalmente Stefano potrà dimostrare la disonestà di De Benedetti.
Appena concluso l'incontro, Stefano e Laura corrono da Mario, direttore di un piccolo quotidiano chiamato il Giornale, che decide di aiutarli in questa impresa.
Così pubblicano subito le prove che i due giornalisti senza etica, Alessandro e Marco, hanno offerto soldi alla giovane.
Inutili i tentativi dei due reporter di smentire l'accusa di Stefano. Nemmeno col maldestro tentativo di diffondere l'audio della conversazione col capo dell'agenzia per la quale lavora Laura è servito a nulla. Quindi il perfido De Benedetti decide di andare per vie legali nei confronti di Mario e lo attacca ferocemente:
«sul vostro giornale avete scritto che abbiamo offerto "50 mila euro per raccontare tutti i dettagli piccanti, piccantissimi, privati, privatissimi, che riguardano Berlusconi e la sua privacy", noi non abbiamo offerto proprio nulla».
Ma il direttore de Il Giornale, forte della sua onestà e della verità in suo possesso non demorde: Mario sa di avere fra le mani la verità induscussa e sa che alla fine sarà la giustizia a vincere. Lui è un furbo e l'asso nella manica se lo tiene per il giro finale. Si gioca d'astuzia, e alle accuse di De Benedetti Mario risponde: "Noi, infatti, non abbiamo mai scritto che loro offrivano soldi per intervistarla. Abbiamo Scritto che offrivano soldi per avere prove". Inutile che Alessandro cerchi di prendre in giro Il Giornale.
Mario è un reporter serio, scrive solo la verità, non pettegolezzi per accusare ingiustamente i nemici. Ed è per questo che messo alle strette si è trovato costretto a raccontare che Veronica ha l'amante e che Silvio è solo una vittima.

Riusciranno alla fine Laura, Mario e Stefano a difendere il buon Silvio? E Veronica dirà la verità sul suo tradimento? E Noemi, il piccolo capro ispiatorio, riuscirà a dimostrare la propria innocenza? E silvio? Uscirà indenne da questo complotto?

Non perdetevi le prossime puntate.

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